venerdì 16 novembre 2007

Ancora sul buon Garrett Lisi...

... E sulla sua "Teoria del tutto" basata su E8.
Sto faticosamente andando avanti nella lettura del suo lavoro. E quando dico faticosamente intendo proprio che sarebbe più semplice risolvere il cubo di Rubik bendati. Nel mio post precedente esprimevo il dubbio che si trattasse di una bufala... Alcuni commenti particolarmente negativi mi avevano spinto a questo.
Mi correggo ancora una volta. Pare non sia una bufala. Rileggendo per conto mio con attenzione il lavoro ho scosso un po' di ruggine dalle meningi e le obiezioni che avevo tirate fuori mi sono sembrate non molto fondate. Rimane la mia critica sui passaggi saltati, ma che diavolo, dopo tutto stiamo parlando di un lavoro di Fisica ai massimi livelli! E' un mio problema dover ravanare in conoscenze vecchie di quindici anni - o peggio, mai acquisite e da studiare ex novo - per riuscire a comprendere un'opera che, a dispetto del titolo, non è esattamente alla portata del salumiere dell'angolo (ma del surfista della spiaggia accanto si).
La teoria di Lisi ha degli ottimi punti di forza. Il tipo di rappresentazione che usa è ai limiti dell'odio per me, ma rispetto a certe teorie in giro negli ultimi anni è semplice e lineare. E, soprattutto, ha delle splendide implicazioni cosmologiche, sia "debolmente implicite", visto che non si può parlare di esplicito in un lavoro di questa portata, che in prospettiva...
Vado avanti, sperando in un sabato di tranquillità. Spero di poter leggere il lavoro...
Sto stuzzicando alcuni neuroni che credevo dormienti o anestetizzati dall'alcool... Una faticaccia, ma mi pare quasi di essere tornato giovane!

giovedì 15 novembre 2007

Una semplice teoria del tutto?

UPDATE: Qualcosa non torna con l'elegante pezzo di carta prodotto dal gentile dr. Lisi. Alcuni passaggi non sono convincenti, un po' di matematica non mi torna (potrei essere io, la ruggine invade ormai il mio cervello) e mi pare che certe assunzioni siano quanto meno azzardate...
C'è molta poca fisica e molta matematica (del tipo più divertente, devo dire), ma non sono per niente convinto dalla fisica. Ho il sospetto che si tratti di uno scherzo molto ben congegnato. Di alto livello, non c'è che dire, ma uno scherzo.
Temo che la mia fondamentale repulsione per la rappresentazione del Modello Standard e l'algebrizzazione della fisica delle alte energie mi renda un po' scettico, ma la parte che mi è più familiare ha troppi passaggi saltati per i miei gusti.
Voto per lo scherzo. Grandioso, tra l'altro.
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Prima o poi doveva succedere.
Me l'aspettavo da un momento all'altro. Un "tizio", probabilmente un genio (tale Garrett Lisi), a occhio pare essere uno dei tanti freak e spostati che sembrano essere la normalità nella società postindustriale 2.0. Vive spostandosi tra le Hawaii (dove fa surf) e il Colorado (dove, in maniera abbastanza scontata, fa snowboard). Ha la faccia simpatica, sembra tanto uno degli invidiabilissimi bersagli di invidia presentati su National Geographic Adventure o programmi del genere. Non ha giacca e cravatta, non è serio, non fa parte dell'establishment. Secondo molti non è nient'altro che uno dei tanti "parassiti della società" che non producono niente di importante.
Perfetto. Peccato che il buon Garrett, sotto quell'aspetto pacioccone da surfista filosofo nasconda un inquietante e terribile segreto: Garrett non è solo un innocuo surfista. E' un fisico teorico. Pure bravo, pare. Chi conosce i blog e i forum "giusti" sa che il dottor Lisi (perché il suo bravo PhD in fisica teorica ce l'ha...) è molto attivo nelle discussioni tra i teorici che lavorano sulla struttura fine stessa dell'universo. Anche tenuto in buona considerazione.
Il surfista, tra un'onda è l'altra, ha meditato molto sulle simmetrie e sulle rotture di simmetria (che sono tra gli argomenti più importanti nella moderna fisica della GUT). Ha anche meditato abbastanza sui diversi parallelismi tra particelle, sulle loro simmetrie e sulle regole di esclusione quantistiche e sui principi della fisica delle particelle... E alla fine è riuscito a mappare tutte queste proprietà peculiari delle particelle elementari su di un'algebra di Lie molto nota nelle comunità matematiche, la cosiddetta E8.
Questa figura, esteticamente - e matematicamente - molto significativa, ha svariate proprietà interessanti. La cosa più interessante è che, se Lisi ha ragione - potrebbe essere utilizzata come una vera e propria "tavola periodica" delle particelle elementari (come suggerisce lo stesso dr. Lisi), permettendo di effettuare previsioni verificabili con estrema facilità. Per dirla in breve, non tutti i 248 nodi disponibili sono occupati. Questo significa che dovrebbero esistere (o dovrebbero essere producibili nei grandi acceleratori) delle particelle ancora sconosciute con delle proprietà quantiche ben precise previste dalla teoria. Basta andare in un grande acceleratore (tipo il LHA a Ginevra), sparare qualche atomo ad energie semirelativistiche e vedere cosa ne esce fuori. Un gioco da ragazzi, Rubbia ha preso il Nobel scoprendo con questa tecnica il Bosone di Higgs.
Una delle cose interessanti relativamente alla teoria di Lisi è che, se la sua teoria si rivelasse funzionale, per la prima volta avremmo una teoria (exceptionaly simple, come dice nel suo lavoro) in gradi di superare il Modello Standard, la teoria che descrive con un unico formalismo tre delle quattro forze fondamentali della natura (interazione elettromagnetica, interazione nucleare debole ed interazione nucleare forte), includendo nel modello anche la quarta e più elusiva delle forze, la gravitazione.
Tutto questo è stato tirato fuori da un surfista spostato al di fuori dei normali circoli accademici. E' qualcosa che può succedere solo nel campo della fisica teorica e della matematica, dove una serata passata sdraiati su una spiaggia hawaiiana a rilassarsi e a ragionare è più proficua di mesi passati in ufficio. Ma è successo.
Tutto lascia prevedere che, con l'aumento della potenza computazionale disponibile a prezzi bassissimi, con le possibilità di comunicazione praticamente infinite rese disponibili da Internet e con la democratizzazione della conoscenza che diventa sempre di più un principio fondamentale mondiale figure come quella di Garrett Lisi diventeranno sempre più comuni, sempre più importanti. Confesso che non ho ancora letto le 31 pagine del lavoro di Lisi: ho letto la notizia stamattina e ho subito pensato a scriverci sopra qualcosa; mi sono limitato ad una veloce scorsa, ma a prima vista mi pare che il lavoro sia molto valido. Estremamente valido. Può darsi che venga falsificato da qualche esperimento - stranamente ho come un'intuizione per la quale credo che sarà difficile... - ma il suo significato sociologico è indubbio: dopo un secolo e mezzo di predominio assoluto della Big Science, dominata dalle grandi strutture accademiche, inondata dai fiumi di denaro provenienti dall'establishment e legata alle logiche di avanzamento delle Università, la scienza di alto livello si sta nuovamente democratizzando, lasciando spazio ai liberi pensatori, alla gente fuori dagli schemi... In parole povere proprio a quelli che hanno fatto avanzare a passi da gigante la nostra comprensione del mondo fino ai primi anni del secolo scorso.
Un gran bel risultato, che da solo ripaga completamente ogni penny investito nello sviluppo delle reti di comunicazione.

mercoledì 14 novembre 2007

Un paio di vecchie signore



Un paio di vecchie signore, catturate dalla reflex lungo le strade di Trastevere, qualche tempo fa. Non so se siano lì solo per attirare e deliziare i turisti, assetati di colore locale e di simboli caratteristici di una Roma ormai da tempo svanita.
Funzionano, forse, come cartoline, ma non mi interessa più di tanto. Le apprezzo, mi piacciono.
Salute a voi, e lunga vita lontano dal demolitore, vecchie signore!

domenica 11 novembre 2007

Un amico da lontano

Ieri, strano a dirsi, ho avuto una piacevolissima serata. Un "amico di forum" tedesco, Philip, è venuto in vacanza a Roma per qualche giorno. Ci siamo messi d'accordo e ci siamo incontrati verso le cinque de la tarde sulle scale del Palazzo delle Esposizioni a Roma... Abbiamo visto insieme la mostra su Stanley Kubrick (assolutamente meravigliosa!), abbiamo scambiato opinioni sulle rispettive esperienze, siamo andati a cena assieme. Lui (e la moglie) sono persone assolutamente squisite, ha confermato e superato le idee che avevo avuto conoscendolo dal forum...
E' ancora possibile avere piacevoli sorprese dall'umanità. Il mio cosmopolitismo è sempre più spinto... E non mi dispiace per niente.

domenica 4 novembre 2007

In cerca del Mediterraneo

Che fine ha fatto il Mediterraneo?
Son qui, in una calda serata di inizio Novembre e, stupidamente, me lo chiedo. Cosa diavolo è successo all'unica, vera base della nostra cultura?
Già, perché a volte lo dimentichiamo, ma la vera fonte della nostra cultura, del nostro sentire è in questo mare, in questa immensa, ma piccolissima, via di comunicazione assolutamente perfetta, un mare interno intorno al quale, oltre a nascere la civiltà così come noi la intendiamo, - e già forse questo è un segno già ben più significativo rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare - si sono sviluppate le basi delle linee di pensiero che noi seguiamo.
Ramsete II, Mosé, Omero, Socrate, Alessandro Magno, Cesare, Gesù, Adriano, Giustiniano, Maometto, Abelardo, Federico II, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Cervantés, Voltaire, Lagrange, Napoleone, Garibaldi... Potrei andare avanti per ore, se solo volessi fare sfoggio di erudizione. O potrei citare la gloria di Venezia, lo splendore di Bisanzio, la bellezza ultraterrena della Grecia Classica o quella ieratica dell'Egitto, la delicatezza della Spagna Moresca o il comopolitismo della Sicilia Normanna, l'eccitazione culturale della Firenze del Rinascimento o il sogno ribelle e maestoso della conquista Napoleonica...
Tutto ciò è avvenuto proprio qui, sule sponde del Mediterraneo.
O meglio, non sulle sponde del Mediterraneo così come noi lo conosciamo adesso, ma sulle sponde di quel mare che fu la via di comunicazione principe del mondo per millenni. La civiltà nacque, si trasmise e fiorì sulle sponde del nostro caldo mare interno, ramificandosi nelle vicinanze ma sempre basandosi sulla fittissima e continuamente cangiante, evolventesi rete di fibre nervose che si diramano da un porto all'altro.
Sono fibre composte da viaggiatori, volenti o nolenti. Curiosi, giovani tesi ad imparare qualunque cosa non si aspettano di incontrare, schiavi e schiave trascinati a forza dalle loro case, tirati per le loro membra verso un destino che non possono decidere, destinati - con o senza il loro assenso - a mescolare i loro geni, le loro culture, i loro linguaggi e le loro abitudini con le popolazioni sull'altra sponda del mare.
Prima dell'inglese c'era la lingua Franca, un pidgin composto da greco, latino, turco, arabo, italiano, francese, spagnolo, parole in dialetto magrebino e modi dire degli slavi del sud. Era parlato dai marinai di tutto il Mare Mediterraneo, il che significava più o meno tutto il mondo civilizzato dei tempi andati. Le idee si trasformavano in messaggi e libri che si diffondevano a velocità incredibili, portate dagli uomini e dalle donne che viaggiavano lungo le sue sponde e attraverso le sue acque rassicuranti. Prima ancora dell'invenzione della stampa i pensieri degli uomini erano uniti in un network di idee fitto e in evoluzione, in grado di inventare ed elaborare la gran parte delle idee che noi adesso riteniamo nostre.
Poi... Un paio di secoli fa tutto ha cominciato a cambiare molto rapidamente. Non fu una cosa brusca ed immediata, ma graduale, quasi impercettibile, non violenta - almeno per quanto riguarda la diffusione dell'idea, anche se quello che accadde durante il periodo di transizione è stato il più grande susseguirsi di massacri senza senso che la nostra storia ricordi - quanto sottile. A tutti gli effetti il Mediterraneo, inteso come via di comunicazione cosmopolita e incurante del linguaggio parlato, dotato di una cultura e di un sentire comune, passò di moda.
Il suo (o i suoi) assassino fu prima di tutto il Nazionalismo, che prima fece nascere il concetto di nazione, poi di popolo e infine dell'odio verso chi non parlava la nostra lingua e non aveva il nostro stesso luogo di nascita. Fu un vento violento, figlio incestuoso e non voluto del Romanticismo e della Rivoluzione Francese, un uragano che attraversò lentamente e pervasivamente tutta l'Europa, toccando il suo sanguinoso culmine nelle due Guerre Mondiali, per poi allontanarsi, lasciando le Grandi Ideologie, sue sorelle minori, ad occuparne il posto. Quando il vento del Nazionalismo arrivò sulle spndi orientali del Mediterraneo aveva già compiuto il suo misfatto, trasformando quella che era stata fino a quel momento la prima e più importante rete di comunicazione e di scambi del pianeta in un confine crudele, da attraversare solo con grande fatica per ritrovarsi, in ogni caso, in un ambiente ostile, straniero, stordente e difficile da comprendere. Lungi dall'essere quella madre accogliente che i nostri padri - o meglio i nostri bisnonni - conoscevano questo mare è diventato una barriera implacabile. Non sappiamo più cosa succede oltre la barriera azzurra. Mazara e Tunisi distano solo una notte di navigazione. Un tempo si sentivano le stesse parole in entrambe le città. Adesso coesistono solo le rispettive paure, come riflesse in uno specchio, ma identiche.
Siamo ancora uguali nei nostri pensieri. Solo che non ne siamo più consapevoli.

sabato 3 novembre 2007

Dread commerce city



Lunedì scorso Creme è venuto a suonare a Roma. La cosa è stata piacevole (diciamo la verità, ben più che piacevole... Almeno per me), ma per lui dev'esere stato più o meno un incubo. Mi spiego: un megacentro commerciale, un negozio FNAC sperduto al suo interno con al più qualche ragazzino che cercava la copia di Halo III per la sua XBox, un area incontri DESERTA. E quando dico deserta intendo proprio questo, visto che io ero praticamente l'unico pubblico che aveva. Creme, che nonostante tutto è una persona seria, ha suonato, impeccabilmente, magari senza dilungarsi troppo ma senza errori e divertito. Non ha nemmeno spezzato una corda (e per lui non è poco)
Roma, d'altronde, si è dimostrata ancora una volta quella fredda, stupida, metropoli senz'anima e senza lati positivi che è. Sono sempre più sicuro della mia idea di trovare qualche maniera di uscire da questa prigione... Amen.
Almeno, magra consolazione, ne è venuta fuori qualche foto decente...

domenica 28 ottobre 2007

Times they're a changing...

Ebbene si, i tempi cambiano. Sono diventato il possessore di un nuovo, brillante, scintillante, metallico, ultrapompato MacBook Pro.
Anch'io mi sono piegato... Leopard mi ha convinto.
Cosa devo dire? Sono al primo giorno con il nuovo bambino, e devo dire che je fumano, e mica poco. Hardware di classe (si adatta bene alla mia anima snob), software semplicemente perfetto, giusto un paio di quirks dovuti probabilmente al fatto che il sistema operativo ha appena tre giorni...
A malincuore, a denti stretti, e con un sorriso obliquo sono costretto a dire... "bravo, Steve Jobs"!