giovedì 14 febbraio 2008

Giornate male illuminate

Esistono, queste dannate giornate. Mi piace definirle male illuminate, giornate in cui tutto sembra scuro. Non scuro nel senso di "dark", che poi tutto sommato mi piace, ma semplicemente giornate in cui sembra di essere proprio nel fondo di un tunnel. E non c'è nemmeno la luce in fondo al tunnel. Anche se lo so benissimo che la luce non è nient'altro che il treno che sta arrivando.
Niente da dire, non era nemmeno il caso di mettersi a scrivere, sono troppo incazzato, immerso nel buio senza poter vedere, per poter scrivere qualcosa di sensato. Anche se ne avrei voglia.
Alla prossima, sperando che domani sia una giornata migliore.

mercoledì 6 febbraio 2008

E' nato un amore

Oggi non sono andato al lavoro, ho passato una nottata infame e al risveglio non ero minimamente in grado di intendere e di volere. Sono rimasto a letto, semidistrutto, fino alle 12:00. Poi alle 15:00 circa, ho pensato:
- Ho una splendida Suzuki Bandit GSF 600 del 2004 sotto casa, ed è mia.
- E' una giornata meravigliosa, senza una nuvola.
- Prima o poi dovrò (re)imparare a portarla.
Ora, parliamoci chiaro, c'è il piccolo particolare che il foglio rosa non è ancora arrivato... In teoria non potrei ancora portarla. Vogliamo scoraggiarci per qualcosa del genere? Dopo tutto, mi sono detto, al massimo farò qualche giro nelle strade qui intorno. Prendo l'armamentario, mi imbacucco e scendo. Via il bloccaruota, casco, occhiali da sole, sulla moto e...
Ok, in partenza devo ancora affinare. I primi tentativi sono stati non molto fruttuosi, un paio di volte non ho tenuto nemmeno la moto ed è andata a terra (guadagnando la "firma", il famoso primo graffio che si deve avere sempre!). Ma poi ci ho preso la mano. Un paio di giretti nelle stradine qui intorno e mi sono sentito sempre più sicuro, tranquillo. La Bandit va da sola, è semplice da portare (non fosse per quello scatto in partenza... Devo imparare a controllarlo!). Passato il primo momento di iperventilazione ho cominciato a fare su e giù per le stradine senza troppi problemi. Poi mi sono detto: andiamo a controllare se è arrivato il foglio rosa... E giù fino alla scuola guida. Poi sono passato a vedere se un negozio aveva dei guanti di quelli imbottiti, visto che le palme delle mani sono notevolmente sollecitate... E poi non sono riuscito a tornare a casa, sono andato lungo la strada, facendo un lungo e godurioso giro per le campagne dietro Roma...
Come dicevo nel titolo, è nato un amore. Quella moto ed io abbiamo deciso di stare insieme per un bel po', con molto sesso...

domenica 3 febbraio 2008

Cloverfield

E' stato annunciato come l'evento cinematografico della stagione, cosa un po' divertente perché in questo mondo frenetico di inizio 2008 gli eventi, se va bene, hanno una durata di appena una settimana.
Ieri sono andato a vederlo... Non rivelerò la trama, con un po' di fortuna ci sarà qualcuno che vorrà andarlo a vedere, ma mollo giù un po' di considerazioni sparse:
L'impatto è notevole. I commentatori americani lo hanno descritto come scaring as hell, terrorizzante, e posso anche ben capirli. Se ci si immerge a fondo nella storia se ne esce che tremano le gambe. Qui in Italia l'effetto è molto meno marcato: noi non abbiamo vissuto in prima persona l'11 settembre - e questo fa una bella differenza - e in più mai come in un film "finto amatoriale" come questo il doppiaggio, seppur ben realizzato - svilisce la storia. Le voci sono sempre troppo perfettine, troppo impostate per dare la sensazione del "reale", fondamentale in quel film.
Ci sono alcune palesi forzature della realtà. Non parlo di un mostro alto ottanta metri che distrugge New York, quella è la violazione zero del film, la premessa inspiegata ed inspiegabile che colpisce l'immaginario dei protagonisti... Un po' come un paio di Boeing 767 contro le Torri Gemelle ;). Parlo della videocamera più robusta e con la batteria di più lunga durata dell'intero universo conosciuto e di un paio di altre invenzioni che stiracchiano un po' il senso della realtà.
L'insoluto è la chiave del film. Non si sa niente di quello che sta succedendo all'inizio, non si sa cosa sta succedendo in corso d'opera, non si sa cosa è successo alla fine. J.J. Abrams è riuscito a metterci nei panni della povera vittima, una di quelle migliaia di formiche che vengono regolarmente spiattellate e schiacciate nei film catastrofici. E' anche troppo perfetto in questo, visto che la sensazione che ci viene trasmessa è un senso di totale impotenza. Guardacaso la stessa identica sensazione che milioni di americani hanno provato dopo l'11 settembre... Purtroppo loro hanno riversato la loro frustrazione e impotenza su di un paio di nazioni radendole al suolo, giusto per fare qualcosa, ma questa è un'altra storia.
Un'ultima considerazione al volo: i commenti nella sala semivuota variavano da un "er peggio firm ch'ho mai visto" al sempre immortale "aridatece i sordi". Cercare qualcuno che vada a vedere un film senza preconcetti, che si faccia assorbire da una narrazione difficile e complessa da seguire, che apprezzi il metamessaggio lanciato dall'opera stessa è, in un cinema di Roma nel 2008, una fatica inutile. Noi italiani stiamo riuscendo a diventare più idioti, massificati e senza cervello degli americani, e non è poco come traguardo.
Ce lo meritiamo Berlusconi.

sabato 2 febbraio 2008

A Bandit is coming...

Le stupidaggini sono un'arte, non una scienza. Se uno deve compiere una stupidaggine la deve fare per bene, con una preparazione lenta e coerente, fino ad arrivare ad una precisa, continua e enorme stronzata che possa dare una vera soddisfazione.
Ne ho fatta una. Della quale, sia detto per inciso, sono contentissimo. Ho comprato una moto. No, non uno scooter con variatore da commendatore cittadino, niente di questo. Una bella naked, una Suzuki 600 Bandit del 2004, blu e bianca come l'araldica Suzuki suggerisce.
Pagata mercoledì ancora non l'ho in mano... Ancora non si sono decisi a fare il passaggio di proprietà; un bel contrappasso, visto il lavoro che faccio.
Non vedo l'ora di prenderla, farci i primi, incerti passi sopra, prendere padronanza del mezzo per poi (ri)sperimentare la sensazione dell'essere un motociclista, fuori dalle scatole di latta che sono uno dei maggiori elementi del mio stress.
Un giocattolo? Forse. Amo immaginarlo come un invito ad uno stile di vita un po' migliore.
Si dice che questo 2008 - anno bisesto, anno funesto - sia ad alto rischio. Le prime avvisaglie sembrano confermare questa situazione.
Speriamo che la Bandit mi aiuti a renderlo un po' più piacevole...

Mars Edit

Sono completamente in lotta sia con Blogger che con la sua impossibile interfaccia per scrivere di matematica. Sto provando a raffinare l'export di Mathematica, in maniera tale (magari con l'aiuto di qualche tool esistente o scrivendo qualche programmino ad hoc) da poter inviare dei post in cui ci sia abbondanza di figure (inviate al posto giusto) e formule matematiche... Ma è dura.

Soprattutto per mancanza di tempo.

Nel frattempo provo qualche tool esterno proprio per scrivere post: questa è la mia prova con MarsEdit, un tool carino... Fortunatamente con 30 giorni di periodo di prova che mi farà capire se è possibile usarlo per scrivere i miei post o se è semplicemente superfluo.

Ad essere sincero non mi va proprio di scrivere un programma ad hoc solo per questo scopo. Mancanza di tempo e voglia...

sabato 19 gennaio 2008

Kuribayashi Tadamichi

... il generale Kuribayashi.
Ho appena finito di leggere Così triste morire in battaglia, un libro della giornalista giapponese Kakehashi Kumiko.
E' la storia degli ultimi sette mesi della vita di un uomo, il generale giapponese Kuribayashi Tadamichi, l'uomo che cmandò la difesa giapponese durante la battaglia di Iwo Jima.
Dire che sono stato conquistato, assorbito, rapito da questo libricino è poco. Ho veramente scoperto un personaggio di una nobiltà assoluta, un Leonida moderno, un combattente riluttante, una persona innamorata della sua famiglia e della sua vita, che proprio per questo finisce per trovarsi a comandare la più impossibile delle battaglie, responsabile di ventimila uomini abbandonati da tutti, in un'isola che sembra l'inferno in terra. Riuscirà ad infliggere perdite terribili al nemico e a guadagnare tempo prezioso per ritardare i bombardamenti della sua terra (non quanto sperava, però). Alla fine lui e i suoi uomini, stremati e senza alcuna possibilitò, dopo trentasei giorni di resistenza effettuarono un ultimo, mortale attacco. Di oltre ventimila non ne sopravvissero più di un centinaio.
Riporto qui l'incipit del suo lungo messaggio, un messaggio in cui esalta il valore e l'abnegazione delle sue truppe:
La battaglia è giunta all'epilogo. Dallo sbarco del nemico, gli uomini al mio comando hanno combattuto in maniera talmente valorosa da commuovere persino gli Dei. [..]
A volte succede che un libro riesca a proiettare con tanta potenza e forza la personalità del soggetto da darmi l'impressione di essere proprio di fronte alla persona di cui si parla - o nel mezzo dell'azione descritta - a fare una tranquilla ed interessante conversazione. Sento quello che sente lui, vedo quello che vede lui, respiro la sua aria. Le lettere di Kuribayashi, e il racconto delle sue azioni da parte dell'autrice, sono riuscite nell'impresa. Sono grato loro per questo. E non posso fare a meno di ribadire la mia totale ammrazione per il generale Kuribayashi, un uomo che si è comportato in maniera tale da farci vergognare tutti, coinvolti o meno nella sua storia.
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Nota 1: In giapponese il cognome va scritto prima del nome, quindi Kuribayashi è il cognome e Tadamichi il nome.
Nota 2: Questo libro è tra le fonti di ispirazione del film di Clint Eastwood Lettere da Iwo Jima.


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Now playing: PJ Harvey - To Bring You My Love
via FoxyTunes

lunedì 14 gennaio 2008

In nome del papa re

Pare che il buon Joseph Ratzinger, il nostro pastore tedesco, in arte papa Benedetto XVI°, sia stato invitato ad aprire l'anno accademico all'università "La Sapienza".
L'intera facoltà di Fisica si è ribellata, minacciando ritorsioni e boicottaggi.
Parliamoci chiaro: invitare il papa ad aprire l'anno accademico è come invitare Hitler a commemorare la Shoah. E' una follia totale. L'ipocrisia che è dietro a questo invito è semplicemente insostenibile. Ne sono talmente schifato che non riesco nemmeno ad esprimere a parole la mia indignazione.
Questo papa è il simbolo dell'oscurantismo moderno. Non contento di dar vento ai polmoni su qualunque argomento riguardante il sesso - che tra parentesi è l'unico argomento del quale non dovrebbe parlare, essendo l'esponente più importante dell'ala più sessuofoba della chiesa cattolica - in tempi passati ha pubblicamente dichiarato che "il processo a Galileo è stata una giusta azione" e che "Qualora la scienza andasse in contrasto con la fede la scienza dovrebbe fermarsi". L'impressione è che sia un po' dispiaciuto di non poter riaccendere i roghi.
Ora, non mi fa incavolare il papa. Lui fa il suo lavoro di campione dell'oscurantismo più bigotto, idiota e reazionario, che è quello che ci si può aspettare da un papa. Sono odiosi, non scientifici e pusillanimi tutti i servi che, annidatisi tra le pieghe della malridotta scienza italiana, creano il caso invitando quest'uomo nemico della scienza ad aprire l'anno accademico e che successivamente si indignano quando giustamente gli si fa notare la follia e la provocazione insite in quest'azione.
L'unica reazione che mi può venire in mente è quella dei Blues Brothers quando si trovano di fronte una manifestazione dei nazisti dell'Illinois in favore della libertà di parola... (!) "Io li odio i nazisti dell'Illinois"... E giù di acceleratore, per farli buttare giù nel fiume.
La vigliaccheria e l'infingardaggine di certa gente sono la rovina di questo malandato paese. Spero - per loro, ma più per noi - che al più presto si possano ricongiungere al loro Dio.